Alcune notizie generali su Bali

La mitica isola di Dei e Demoni
di Pino Confessa


Introduzione e nota dell’autore

In questa essenziale raccolta di argomenti che introducono ad un preliminare incontro con la conoscenza dell’isola di Bali, l’autore cerca di offrire delle risposte semplici alle prime e naturali domande che scaturiscono nella mente del viaggiatore proveniente dall’occidente. L’impatto con il mondo orientale, la necessità e conseguente difficoltà di comunicare attraverso delle lingue, gestualita’ e mentalità straniere fanno sì che il viaggiatore rischia di chiudersi alla possibilità invece auspicata di apprezzare il paese, le genti e le culture che sta visitando. In questa raccolta volutamente limitata di notizie si sta cercando di ovviare alle prime paure che libri guida più complessi possono incutere con la loro massiccia raccolta di informazioni. Quanto vi è raccontato quì non si discosterà molto, tra l’altro da ciò che potrete trovare in ben più ufficiali libri guida e le notizie più oltre descritte potranno servire da complemento per compensare delle dimenticanze o lacune conoscitive esistenti in autori che hanno dovuto costruire-assemblare in tempi limitati l’insieme di dati e notizie che presentano.Pino Confessa, Br. Kangin, Desa Panjer, Denpasar, Bali


Alcune informazioni di carattere geografico

L’isola di Bali è una delle più piccole dell’arcipelago Indonesiano composto di circa 13.000 isole. Sita a pochi gradi sotto l’equatore (115 gradi di longitudine est e 8 gradi di latitudine sud) ha una temperatura media annua di 26 gradi. Le stagioni sono solo due: quella estiva che inizia indicativamente da ottobre sino ad aprile, caratterizzata da fresche e frequenti piogge e da clima caldo umido comunemente conosciuto come “Monsone delle piogge”, mentre quella invernale conosciuto anche come “Monsone secco”, che va da maggio a settembre, dove piove raramente ed una fresca brezza arieggia sull’isola arrivando attraverso l’Oceano Indiano direttamente dal Polo Antartico costeggiando il continente australe: con un pò di fortuna ed attenzione è possibile intravvedere all’orizzonte, al largo delle coste balinesi strani sbuffi sulle onde: queste sono le balene che trasmigrando da un polo all’altro passano non molto lontane, dove le acque sono meno fredde ed è più feconda la presenza di plancton.Bali ha una superficie di 5632 chilometri quadrati rendendola grande più o meno metà della Sicilia. È attraversata da una catena vulcanica molto suggestiva con il picco più temuto e possente il vulcano Gunung Agung, letteralmente il Monte Maestoso alto 3.142 m.: la famosa Montagna Sacra, l’Olimpo degli Dei nonchè rappresentazione simbolica del monte Everest l’altresì conosciuto come Maha Meru, vetta del mondo, e fondamentale luogo di culto per tutte le culture di origine hindu compresa quella balinese.I fertili pendii dei vulcani sono percorsi da fiumi che provvedono all’irrigazione delle maestose risaie a terrazze e delle piantagioni di chiodi di garofano, cacao e vaniglia, scendendo sino alle piantagioni di alberi di cocco per la copra sparse sul litorale ai margini delle spiagge. Queste, in parte protette dalla barriera corallina sono bagnate sul lato sud dal possente Oceano Indiano e al nord dal più pacifico Mare di Java.Un fenomeno vistosamente affascinante sulle spiagge balinesi è rappresentato dalle maree: ad ore prestabilite dalle fasi lunari, l’oceano si ritira scomparendo per diverse centinaia di metri verso la cresta della barriera corallina dando la possibilità agli amanti della natura di passeggiare sul bagnasciuga raccogliendo fantastiche conchiglie tropicali....vi raccomandiamo di indossare scarpette di gomma ad evitare punture di ricci o contatti non voluti con meduse...!. In tutti i maggiori alberghi che si affacciano sul mare sono affissi appositi cartelli sui quali è possibile leggere gli orari dei due diversi flussi di mare che si alternano di 6 ore in 6 ore. Di notte quando la marea è bassa le spiagge si riempiono di piccole luci simili a lampare: sono i pescatori che vanno a caccia delle piccole e succulente aragoste e gamberoni che allietano le vostre cene un pò dappertutto negli innumerevoli ristoranti dell’isola.


Bali e le popolazioni dell’Arcipelago Indonesiano

La massiccia presenza del turismo e sue relative strutture ha attirato in Bali genti da un pò tutto l’arcipelago indonesiano creando una moderna Babilonia artistica dove popolazioni di varie religioni, tradizioni e culture convivono insieme commerciando e smerciando i loro prodotti artigianali in grande serenità e rispettandosi in nome del Principio Filosofico Governativo Indonesiano chiamato Pancasila che promuove la tolleranza per il raggiungimento dell’Unità nella Diversità.La popolazione dell’isola ammonta, secondo dati ufficiali, a piu’ di 3 milioni di individui. In massima parte gli abitanti sono ancora balinesi di religione Hindu, mentre gli altri, non balinesi, sono provenienti da isole con genti di diverse origini etniche quali:Le popolazioni Sasak provenienti da Lombok e poi da altre isole prossime a est di Bali quali Sumba e Sumbawa, in massima parte convertite all’Islamismo ;Timoresi provenienti dall’isola di Timor ex colonia portoghese ed ora territorio indonesiano di Timor-Timur diviso dal nuovo stato indipendente Timor Leste e genti dell’isola di Flores in massima parte cattolici o protestanti;I Bugis, navigatori nomadi e pescatori provetti stanziati un pò dappertutto sulle coste dell’arcipelago indonesiano, discendenti dei pirati della Malesia anch’essi in massima parte musulmani;Indonesiani giavanesi di religione musulmana provenienti dalla adiacente grande isola di Java, la più popolata in assoluto dell’arcipelago;I Sumatrani Batak provenienti dalla grande isola di Sumatra anch’essi di religione musulmana misti anche a cattolici e protestanti che spesso si incontrano in qualita’ di provetti cantanti e chitarristi in alberghi e ristoranti;e poi ancora rappresentanti di altri gruppi etnici minori provenienti dal Borneo, Sulawesi, Madura.Cinesi, Arabi e indiani sono sostanziosamente presenti nelle grandi città all’avanguardia nei commerci di tutti i generi di consumo tra i quali spiccano abbigliamento, articoli sportivi, ori e argenti; Ognuna di queste diverse popolazioni hanno proprie lingue e dialetti: in Indonesia se ne sono contate all’incirca 170 ma gli indonesiani comunicano tra di loro tramite la lingua nazionale del paese, il Bahasa Indonesia, derivato dall’originario antico malese. Questa lingua fu ascoltata per la prima volta da Marco Polo, il primo occidentale che attraversò l’arcipelago, visitando anche Bali in qualità di ambasciatore del Gran Khan di Mongolia e che poi inspirò, diversi anni dopo, l’altro esploratore e viaggiatore italiano Antonio Pigafetta a redigere il primo vocabolario della lingua malese. Ciò che riuscì ad ammaliare i grandi scopritori del mondo, continua tutt’ora a stupire i moderni viaggiatori dei Jet: siamo oramai nel terzo millennio eppure i balinesi sanno ancora sorridere ed essere squisitamente cortesi nei confronti degli ospiti stranieri: il marchio di qualità di antiche civiltà è stampato nel portamento di questa popolazione.I balinesi di cultura hindu, quale prodotto di un grande miscuglio di razze, discendenti dei malesi-polinesiani si sono mischiati ai giavanesi di Giava centrale ed orientale avndo inglobato anche evidenti tracce di sangue indiano, e cinese. La loro religione Hindu è riuscita ad inserire al suo interno anche molti aspetti di culto e credenze di origine prettamente cinesi. Esempio lampante è il Barong, il mitico animale a forma di tigre/leone paragonato ad orso per il suo lungo pelo, venerato quale deità benefica dalla popolazione e che viene presentato agli ospiti stranieri giornalmente in spettacoli folcloristici tradizionali dove esso danza accompagnato dall’orchestra classica balinese chiamata gamelan composta di xilofoni e gong anch’essi di provata origine cinese!I primi missionari hindu provenienti dall’India arrivarono in Bali seguiti da proseliti raccolti prima sulla penisola malese e poi sulle grandi isole di Sumatra e Giava dopo aver fondato grandi civiltà governate da dinastie di bramini e guerrieri. I dissidi filosofico religiosi che nel frattempo crearono nuove correnti religiose in India influenzarono anche l’Arcipelago Indonesiano dove giunsero sacerdoti buddisti venuti a diffondere la nuova dottrina del Buddha, subito accolta dai locali Hindu. La più grande testimonianza di quei tempi è tutt’ora possibile ammirarla a Giava centrale sui bassorilievi scolpiti sui muri del grande tempio buddista di Borobudur, una delle meraviglie create dall’uomo.


Perchè le offerte religiose?

Ancora oggi possiamo vedere sulle strade di Bali le stesse immagini e scene di vita quotidiana che inspirarono i pazienti scultori della pietra lavica nera del Borobudur: le ornate risaie, i villaggi, le forme architettoniche di templi e case tradizionali, la vita quotidiana dei balinesi, i costumi tradizionali di festa e la celebrazioni delle innumerevoli cerimonie religiose. Ad ogni curva, crocevia e angolo di villaggio, ci sono altari ornati di stoffe variopinte dove vengon posti incensi fumanti profumati con odori che si confondono a quelli di fiori esotici e cibi offerti agli Dei e poi ai Demoni per addomesticarli ad evitare che disturbino la pace del creato e degli esseri umani. Stesse essenze anche su piccoli steccati di bambù o altari in pietra nelle risaie per onorare e accattivarsi le protezioni della leggiadra dea del riso e della fertilità, Dewi Sri; A guardia degli ingressi di case, templi e altari, tra incensi, fiori e cibi, sono poste coppie di statue di dei, demoni o fantastici animali vestiti da stoffe a quadrati bianchi e neri o rossi e bianchi. La composizione a scacchi e, meglio ancora la dinamica e il movimento presenti negli opposti quali giorno e notte, maschio e femmina, bene e male, sintetizzati nei colori bianco e nero, rosso e bianco, sta ad avvisare, secondo un concetto filosofico induista, che una forma ed energia di vita misteriosa palpita nella statua guardiana pronta a farla agire per proteggere il luogo e chi lo abita da disturbi non desiderati. Tale energia vitale nel senso più cosmico ed universale la si vedrá rappresentata, scolpita o disegnata dappertutto in Bali nella forma della famosa Swastica, o croce uncinata che fu usata in maniera erronea e capovolta per ben altri fini durante il nazismo.


L’Hinduismo Balinese: una religione di feste, cerimonie e sacrifici

L’intensa attività spirituale dei balinesi è fatta quindi per proteggersi da un lato ed onorare dall’altro divinità invisibili atte ad influenzare la vita del singolo e della comunità di appartenenza. Si spiega così uno dei primi perchè delle tantissime cerimonie rituali che accompagnano la vita dell’hindu balinese. I giorni propizi per la celebrazione dei rituali sono decisi dagli esperti sacerdoti bramini che gli estraggono con complicati calcoli esoterici e simbolici dai due importanti calendari religiosi: il primo originario Hindu, molto simile al nostro occidentale, che segue le fasi solari e lunari mentre il secondo un calendario ciclico di 210 giorni nel quale un anno e composto di 6 mesi, ogni mese ha 35 giorni e diviso così in 5 settimane. La complicatezza di questi due calendari e il dover ricordare le celebrazioni di tante festività ha fatto sì che raramente il balinese conta il numero degli anni, dei giorni, delle ore : è più importante il motivo del fare che non il conto delle volte, così è naturale per essi ricordare l’evento ed il nome della giornata propizia ricorrente ogni 6 mesi balinesi che non una data di nascita o il giorno e l’anno in cui è avvenuto un dato evento. Resta invece ben ferma nella mente la cerimonia sempre piena di bei ricordi: l’incontro di tanta gente, i cibi speciali preparati insieme a parenti ed amici, gli spettacoli di danze e musiche che accompagnano i rituali sacrificali e celebrativi, le processioni, le visite nei templi decorati a festa.


Alcune semplici regole di comportamento

I balinesi sono molto felici quando possono invitare degli ospiti stranieri a presenziare a qualcuna delle innumerevoli cerimonie che occupano gran parte della loro esistenza. E quì sorge il problema per noi stranieri: come è lecito comportarsi per non far brutta figura? Innanzitutto per accedere in una casa, tempio o altro luogo sacro in festa o no, è necessario fornirsi di una fascia di stoffa da tenere in vita a mò di cinta che mantenga il pareo avvolto intorno alle gambe. Il pareo, quì chiamato Kain o Sarong diffuso in tutto il sud est asiatico e usato da uomini e donne, copre le gambe, mentre la fascia, secondo una interpretazione di varie credenze hindu balinesi, la si mette in cinta per simbolizzare il cordone ombellicale che ha legato l’individuo alla propria matrice e che dimostra la sua appartenenza alla specie umana discendente da Antenati deificati. Non è educato stare seduti e parlare avendo le gambe accavalciate ma si può stare indifferentemente a capo coperto o scoperto. Bisogna evitare di toccare il capo di chicchessia compresi i bambini. La testa è la parte del corpo più importante in un essere umano perchè è in essa che entra la Divinità che porta la vita, e da essa la preghiera e meditazione esce per raggiungere ed unificarsi al Dio Unico Ida Sangyang Widhi Wasa. Per questo motivo bisogna ricordarsi di evitare di superare con la propria testa l’altezza di quella di un sacerdote bramino o semplice prete che sta officiando un rito oppure di gente raccolta inginocchiata in preghiera perciò, evitare di arrampicarsi sui costoni di templi, muri o piccole palafitte per cercare di guardare o scattare foto improvvisate. In linea di massima potete fotografare e riprendere coi video ciò che vi interessa, a meno che non ci siano cartelli indicatori che lo impediscano o ve lo suggerisce direttamente la vostra guida, e non da ultimo affidatevi al vostro buon senso! Se proprio vi interessa fotografare qualcuno, potrete chiederlo con un sorriso ma poi evitate con cortesia e per quanto vi è possibile di ricambiare con moneta lo scatto fatto cercando poi, in altre situazioni, di essere il più possibile pazienti ma anche decisi coi venditori ambulanti che spesso cercano di imporvi acquisti indesiderati. Ma ora ritorniamo all’esplorazione generale di ciò che ci circonda compresi gli abitanti dell’isola.


L'artigianato balinese : Pitture e pittori

Proprio per il continuo ornare con offerte sacrificali templi, luoghi di riunione pubblici, le case e la propria persona per offrire la miglior parte di sè a Dio ed alle sue manifestazioni divine, i balinesi, secondo gli studi approfonditi da antropologi e studiosi antichi e moderni del fenomeno "Bali", sono riusciti a tener sempre vivo il gusto estetico e a sviluppare spirito e capacità artistiche creative e manuali in tutte le forme di arti.Chiunque resta affascinato dalla bellezza naturale e oseremmo dire ruspante dei bellissimi quadri naif, di quelli più raffinati in stile classico, degli altri più ingenui e non meno dettagliati dipinti da giovani artisti nelle comunità di pittori intorno alle colline di Ubud o Batuan. Tantissimo si potrebbe dire a riguardo ma è preferibile lasciare all’osservazione personale del viaggiatore il piacere di valutare da sè quanto vedrà in giro nell’isola.


Statue e legni scolpiti

Dalle mitiche isole delle spezie Celebes e Molucche, o da uno dei grandi polmoni della terra: l’ancor parzialmente inesplorato Borneo, patria di orangutan e popolazioni di ex cacciatori di teste, provengono gran parte dei legni pregiati quali ebano, teak e mogano che i sapienti scultori balinesi trasformano in statue di grandi e piccole dimensioni. Ce n’è per tutti i gusti e tasche: da quelle carissime e raffinatissime scolpite da artisti che hanno le loro opere esposte nei più importanti musei di arti moderne e classiche di tutto il mondo a quelle più contenute, meno care e pretenziose, ma non per questo meno elaborate, vendute negli innumerevoli piccoli negozietti adiacenti i templi più famosi dell’isola oppure offerte in un coloratissimo schiamazzo di voci e braccia gesticolanti dai tanti venditori ambulanti che seguono gli automezzi che trasportano i visitatori in giro per l’isola.


Sculture in pietra

Pietre laviche dai tenui colori grigi, molto leggere e tenere da scolpire sono usate per statue e bassorilievi che decorano i templi e le case. Queste statue essendo di pietra friabile si frantumano facilmente e così la molto florida produzione delle stesse fa stare gli artigiani scultori sempre in buon allenamento creativo. Ma oltre le suddette ora è possibile vedere ed acquistare in Bali anche grandi statue in durissima pietra lavica riproducenti Buddha e altre divinità hindu importate da Java centrale.


Antiche stoffe tradizionali: Endek e Batik

Il visitatore straniero resta ammaliato e stordito dalla massiva presenza di negozi di stoffe, boutique, laboratori di moda, fabbriche artigianali manifatturiere dove vengon tessute ancora con gli stessi antichi telai ed arcolai le stoffe Endek ricche di disegni che trovano origine nella notte dei tempi.Provenienti in massima parte dai sultanati di Jogyakarta e Surakarta in Java centrale i famosissimi Batik, stoffe di cotone e sete pregiate che mostrano in sè disegni di pavoni, draghi e fiori fantasticamente complicati e colorati con un antico processo che fonde insieme colori naturali a cera pura di api.


Vasi di terracotta, antiquari e mobilieri

Un pó dappertutto sulle strade dei circuiti turistici si notano grandi orci, vasi di terracotta provenienti da isole limitrofe a Bali come pure tutti i mobili, letti cinesi, armadi, tavoli con piani di marmi pregiati quali i i famosi originali marmi di Carrara importati in Indonesia durante gli oltre trecento anni di dominazione olandese, misti ad altri marmi non dimeno pregiati provenienti da cave site sulle catene montane di Java Centrale; cassapanche antiche e moderne, sedie da giardino in legno o in vimini quì detto rettan e poi divani in copie di vecchi stili impero e coloniale europeo.


Ori, Argenti, Pietre preziose e non

Discendenti di quegli antichi popoli di ceppo hindu e buddista che fiorirono sull'anticamente chiamato arcipelago della Sonda, i balinesi hanno ereditato il piacere di decorare se stessi e le immagini divine e sacre con monili di oro, argento e pietre preziose. Molto esperti nelle filigrane che però cominciano ad abbandonare lasciando posto a tecniche meno difficili, riescono tutt’ora a stupire per la grazia con la quale forgiano e fondono sempre artigianalmente oggetti preziosi che fanno la gioia di chi li acquista: anche se l’oro e l’argento in Indonesia costano come dappertutto nel mondo, il gioiello finito invece viene a costare molto meno comparato a quello di altri paesi per il basso costo della manodopera.


Danze e spettacoli

Negli spettacoli di danze, oltre la leggiadria dei movimenti di danzatori e danzatrici accompagnati da suoni così complessi, ipnoticamente ripetitivi ed affascinanti dell’orchestra gamelan, suonata con altrettanta maestria e grazia da esperti compositori e semplici contadini, compaiono strumenti di alta qualità artistica fra i quali, insieme a tamburi, flauti di bambù e gong dai possenti suoni, troneggiano gli xilofoni di bronzo le cui casse armoniche strabordano di sculture e bassorilievi dipinti con sfogli d’oro, cinabri e lacche cinesi; costumi di danza fatti da ricche stoffe e decorati meticolosamente con gioielli e ori veri e fasulli; maschere in legno finemente scolpite e colorate sembrano vivere e respirare, indossate e mosse magistralmente da danzatori e danzatrici ed ecco così che si scopre un’altro mondo ben florido di artigiani: costumisti e sarti teatrali, truccatori e parrucchieri, mascherai, scultori , decoratori e fabbri fonditori dei bronzi per gong e gamelan.


Antiche e nuove motivazioni artistiche

Quando ancora per gli artisti balinesi il mondo era la propria isola e non avevano interesse a guardare cosa c’era fuori da essa, le loro opere d’arte erano semplici, stilizzate e pur sempre riccamente espressive ed affascinanti. Con lo sviluppo dei traffici commerciali, dei viaggi ed il riconoscimento da parte del mondo delle loro capacità creative gli artisti balinesi hanno raffinato la capacità di apprezzare, assorbire e poi filtrare secondo dei propri canoni di valutazione, quanto apprendono dall’estero. L’apporto di nuove tecniche, materiali e strumenti di lavoro li ha quindi stimolati ad essere attenti a non distruggere o abbandonare aprioristicamente quanto fa parte del bagaglio dell’antica tradizione artistica culturale e adattarsi alla pressante vita moderna con serenità. Così, ad esempio, gli artigiani balinesi cominciano ad utilizzare le tecniche di fonditura e colorazione del vetro, l’arte del ferro battuto e conseguente incisione e scultura dei metalli. Insomma, ai fini speculativi, Bali è diventato questo magico luogo dove è possibile incontrare, guardare e magari acquistare tutto ciò che può colpire la fantasia di chi è felicemente in vacanza. Ma non solo: essa rappresenta la speranza della realizzazione di buoni affari quindi per i balinesi stessi ed anche per genti provenienti dalle tantissime isole ancora vergini dell’immenso arcipelago indonesiano e che Bali accoglie in sè come una grande madre paziente.